La Storia
Sorto nel 1612 in un’area centrale sin dal primo Millennio, affianca la cattedrale di San Lorenzo e sorge a pochi passi dal Palazzo Ducale.
Palazzo Fieschi Negrone ricopre da sempre un ruolo di estrema centralità nel tessuto urbano e nella quotidianità genovese. Ubicato, infatti, in una zona che fin dal primo Millennio si identifica come centro di una città – e di una cinta muraria – in continua evoluzione, l’importanza del sito su cui sorge è ben testimoniata dalla “dirimpettaia” adiacenza con la cattedrale di San Lorenzo nonché dalla limitrofa vicinanza al Palazzo Ducale. Edificato intorno al 1612 per Francesco Fieschi e successivamente acquistato da Sinibaldo Fieschi, l’edificio già dal 1614 figura nelle liste dei Rolli, elenchi nei quali erano riportate pregevoli abitazioni nobiliari – private, è opportuno segnalarlo – utilizzate per accogliere le illustri personalità pubbliche in “visita di Stato” a Genova.
Il progetto del palazzo, coordinato dal genovese Bartolomeo Massone, con notevole probabilità, va ascritto al celebre Vincenzo Scamozzi – architetto del Teatro Olimpico di Vicenza – che, non a caso, inserisce la planimetria dell’edificio nel suo trattato L’idea dell’architettura universale (1615).
La maestosa facciata, ben presente nell’immaginario di ogni genovese, è animata da un trionfale portale d’accesso, imponenti mascheroni e quadrature in marmo bianco nonché da un pregevole rivestimento in fasce bicrome – marmo bianco e nero –, tipico motivo decorativo medievale che, non a caso, riprende la facies della vicina Cattedrale.
Durante l’Ottocento, a seguito del grande Piano Regolatore Urbano che pose le basi dell’odierna viabilità cittadina, venne realizzata la cosiddetta “carretteria” o “Strada carretabile Carlo Alberto” – oggi via San Lorenzo – con lo scopo di collegare i principiali centri economici della città quali piazza Caricamento e piazza De Ferrari. Questa modifica (1837-1840) comportò l’arretramento della facciata di qualche metro rispetto alla sua originaria sede.
Costante presenza, dunque, nell’identità urbanistica della città, Palazzo Fieschi Negrone, attualmente appartiene agli eredi di quel Tommaso De Ferrari a cui, nel 1879, venne alienato l’edificio.