Il Palazzo
Nel cuore di Genova si conserva una delle testimonianze più luminose della pittura tardobarocca: Palazzo Fieschi Negrone, dimora aristocratica che ancora oggi affascina per la sorprendente integrità dei suoi affreschi.
La dimora, grazie ai suoi straordinari affreschi, ancora oggi perfettamente leggibili, si identifica come uno tra i principali luoghi della pittura tardobarocca genovese.
Il palazzo rimase alla famiglia Fieschi fino al Settecento quando Teresa andò in sposa a Giovanni Battista Negrone che, nel 1704, commissionò al celebre Domenico Piola la decorazione dei salotti del Mito di Aurora e Cefalo e di Apollo e Mercurio tra le Muse.
La sala di Aurora e Cefalo, realizzata per esaltare il matrimonio tra le due famiglie, risulta di particolare interesse. Infatti, la porzione di affresco dalla tonalità più scura che corre sotto il medaglione centrale del soffitto identifica l’intervento condotto nel 1846 da Giuseppe Isola: pittore della Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, Giuseppe venne qui chiamato per tamponare quella parte di affresco secentesco tagliata dall’ottocentesco arretramento della facciata.
Ma è al toscano Sebastiano Galeotti che si devono gli affreschi più affascinanti dell’intero palazzo. Giunto a Genova nel 1729 per decorare la chiesa della Maddalena e, in seguito (1736), un salotto di Palazzo Spinola – oggi sede della Galleria Nazionale della Liguria –, Sebastiano fu intercettato da Ambrogio Negrone, senatore della Repubblica e figlio di Giovanni Battista.
La pittura di Galeotti fatta di «piena esattezza del disegno e intensa forza di tinte», anima vivacemente le sale con il Trionfo della Felicità pubblica e il Trionfo delle Arti Nobili. Quest’ultima, vivificata da precisissime e dettagliate figure allegoriche lungo gli scomparti laterali, cela due affascinanti indizi: nell’angolo sinistro del soffitto, infatti, spiccano la Matematica e l’Architettura che rispettivamente tengono tra le mani una tavoletta con inciso “17-30” e la pianta di un palazzo. Il primo riferimento ci fornisce la datazione nel quale Galeotti realizzò gli affreschi – nel 1730 appunto – mentre il secondo riprende la pianta presente nel trattato dello Scamozzi.
Palazzo Fieschi Negrone, dunque, oggi si identica come uno scrigno di autentica storia e meraviglia.